Farina di Kamut | Khorasan

kamut

Della farina di kamut non avevo mai sentito parlare prima di Cuochi e Fiamme, il programma con Simone Rugiati.
Con l’avvento della blogger Valentina Scarnecchia, si sono fatte strada farine particolari e preparazioni altrettanto diverse.
La blogger di Shocking Cooking parla spesso della farina di kamut, e quindi mi è venuta la voglia di comprarla e provarla.

Ma prima scopriamo cos’è il kamut, anche noto come Khorasan.

Si tratta di una tipologia di grano, che prende il nome dalla regione iraniana dove attualmente si coltiva. Veniva venduto nelle fiere col nome di “grano del faraone Tut” e non a caso, la parola kamut deriva dall’ideogramma che significa proprio grano.

Ha un minor contenuto d’acqua rispetto al grano comune ma presenta un alto contenuto proteico.
Non parliamo dei minerali e delle vitamine, perché batte praticamente su tutto il normale grano.

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Il chicco ha una forma allungata. Il suo colore ricorda molto quello del mais, ma la sua forma, quella di un chicco di riso.

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Viene utilizzato similmente al grano, orzo o farro, in zuppe od insalate.
Ha una cottura lunga (pensate che deve lessare per almeno due ore per essere morbido!), un sapore delicato ma allo stesso tempo presenta caratteri distintivi.

Lo troviamo nei supermercati anche sotto forma di farina.

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Questa è proprio la tipologia che ho acquistato.
Il prezzo non è assolutamente invitante, infatti una confezione di kamut biologico da 500g può costare circa 3,50€.

Comprarla abitualmente a questo prezzo sarebbe un salasso, quindi vi consiglio di utilizzarla solo per preparazioni specifiche e/o di rifornirvi da un grossista o comunque di acquistarne grandi quantità all’ingrosso per ammortizzare il prezzo.

Dopo averla testata in una semplice pasta per pizza, vi posso dire che la differenza si sente e come!

La farina è molto sottile, quindi si lavora meglio e per meno tempo.
La lievitazione non cambia molto: per 500g di farina di kamut ho aggiunto circa 7/8g di lievito e ho lasciato lievitare il panetto per circa 4 ore.
Già dopo due ore la pagnotta era più che raddoppiata!
kamutIn cottura assume un colorito leggermente più bruno della farina 00 e non c’è bisogno di una grossa cultura gastronomica per capire che anche il sapore è leggermente diverso.
L’ultimo morso lascerà un sapore tostato e leggermente dolciastro.

Concludendo questo articolo introduttivo, vi dico che vale la pena acquistarlo, magari per una degustazione di impasti diversi (sotto forma di farina) o per un primo leggero ed alternativo (in chicchi).

 

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